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"Noi critici prosperiamo grazie alle recensioni negative. Spesso le più divertenti, da scrivere e da leggere. Ma c'è più dignità in un'opera mediocre che in qualsiasi nostro giudizio.
Non tutti possono essere grandi artisti, ma un grande artista può celarsi ovunque e in chiunque" Citazione dal film "Ratatuille" |
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| 30 Giorni di Buio - 30 Days of Night |
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| RE-VISIONE - Pensieri da Vampiro |
Ho occhi che domandano il nero. Denti assetati di rosso. Unghie che anelano il bianco di una pelle già fredda. Piango il giorno di cui ho perso il ricordo. Sorrido alle notti che mi ritroveranno tra le loro memorie. Si avvicina il tramonto di un desiderio devastante. Incombe un’alba di nuovi ri-morsi. Il buio è il mio migliore amico. Io sono il suo peggior nemico. La notte è giovane, si sa. Anche per me che sono nato già vecchio. E affamato. |
| Domenico Ierone - 8/02/2008 |
| RE-CENSIONE - I 3 Colori del Buio |
Il Bianco. Il Rosso. Il Nero. No, non mi sto allenando per giocare a Mastermind, né tantomeno sto cercando di ricordare quali siano i colori dei Power Rangers. E non ho nemmeno sbagliato il titolo di un film di Verdone (ok, mi fermo qui). Sto semplicemente cercando di riassumere alcune sensazioni contrastanti e in minima parte convergenti che tuttora albergano nella mia mente; questo dopo la visione di 30 Giorni Di Buio, opera prima di David Slade (se non contiamo il cortometraggio Hard Candy) ed ennesima produzione “mirata” della Ghost House Pictures di Sam Raimi, che vuole (vorrebbe?) riprovare a portare sul grande schermo dell’immaginario horror contemporaneo qualcosa di “fresco” , dopo i discutibilissimi tentativi fatti con The Grudge, Boogeyman e The Messengers. Beh, qualcosa di “fresco” la porta senz’altro, visto che nel film c’è neve dappertutto. E a ben vedere c’è anche del materiale caldo, molto caldo: ettolitri ed ettolitri di sangue, che potrebbero sostituire le scorte per la cioccolata calda di tutta la popolazione di Barrow, in Alaska, durante gli inverni più lunghi e interminabili. Pensate che bel contrasto cromatico se in mezzo a tutto questo ci mettessimo pure un bel nero, di quelli a cui la pece fa un baffo. Ma non un nero qualsiasi: in Alaska la gradazione si misura in giorni. Dicevamo, quindi…Il Bianco. Il Rosso. Il Nero. Colori che prendono per mano lo spettatore sin dalla locandina, per poi trascinarlo in un paesaggio geografico e umano in cui molte sfumature rimangono invisibili agli occhi. Restano i contrasti, anche molto accentuati, che vanno ben oltre l’ottima fotografia della pellicola. Il Bianco. È il colore che all’inizio domina il paesaggio di Barrow, la cittadina più a nord degli Usa. Ma il candore durerà ancora per poco, perché sta per scendere la nottata più lunga dell’anno. Il paese, sperduto e in balìa delle tormente di neve, vivrà trenta giorni completamente all’oscuro, in tutti i sensi: niente sole, niente corrente elettrica. Un astuto branco di vampiri ha pensato bene di banchettare con l’intero villaggio, nell’unico luogo al mondo dove il sole per un po’ non rappresenta un pericolo mortale. Ai cittadini di Barrow , guidati dallo sceriffo Eben (Josh Hartnett) e dalla sua ex-moglie Stella (Melissa George) , resteranno solo i disperati tentativi per sopravvivere all’assedio più prolungato e sanguinoso di sempre. Il soggetto della pellicola è tratto dall’omonima graphic novel, che all’epoca in cui uscì diede una rinfrescata all’horror disegnato. Proprio Steve Niles, lo sceneggiatore del fumetto, contribuisce alla scrittura del film, portando sul grande schermo quella visione tutta moderna del mito del vampiro che ha decretato il successo del suo 30 Days Of Night disegnato da Ben Templesmith. Nel film la figura del vampiro è riproposta in maniera coerente a quella del fumetto, e in questo senso il personaggio di Marlow (Danny Huston) è emblematico: nessuna visione romantica del mito, nessuna visione gotica e nessuna visione post-adolescenziale moderna (e ridicolizzante, a mio modo di vedere) a la Buffy. I vampiri del film uccidono perché hanno sete e sono cattivi ed incazzati. Punto. E questo è solo un bene per film di questo tipo. Semmai si potrebbe fare qualche critica sulla mancanza di conflitti interiori, ma in generale è tutto il film che sembra muoversi in maniera abbastanza lineare e senza scavare più di tanto nella psicologia dei personaggi: lo stesso protagonista, Eben, è poco delineato psicologicamente, destinato sin dall’inizio ad accettare il ruolo dell’eroe e portare il peso di una storia d’amore finita male, che però non entrerà mai veramente in collisione col plot principale del film. È alla lunga distanza che si vedono i problemi dell’adattamento della graphic novel per un lungometraggio. Se la pellicola parte bene, con un primo atto delineato in maniera efficiente, che pezzo dopo pezzo ci introduce gradualmente ad una situazione di isolamento e pericolo, dopo un po’ la narrazione si sfilaccia e comincia ad arrancare verso il finale. Proprio quando il Bianco lascia spazio al Nero. Il Nero.
Calano le tenebre sulla cittadina, e mai quanto in quest’occasione l’espressione ha senso letterale. Il branco di Marlow trasforma strade e case in territorio di caccia. Inizia il racconto dei 30 giorni di buio, e anche le impressioni di chi guarda il film vengono in qualche maniera occultate dal buio dei buchi di sceneggiatura. Così da un lato abbiamo la presentazione dei superveloci e quasi invisibili vampiri, che dopo poche sequenze però vediamo avanzare sullo schermo come dei bradipi nell’ora della siesta. Dall’altro abbiamo il tentativo, mal riuscito, di rendere la continuità dell’azione di 30 giorni in 110 minuti di film. Il risultato è un pastrocchio in cui arrivati al ventisettesimo giorno vediamo i protagonisti compiere azioni così come se fossero passate solo poche ore dall’inizio dell’assedio. E anche il finale della vicenda si rivelerà molto sbrigativo. Per fortuna non perdiamo l’orientamento grazie al filo Rosso che fa da collante, ai vari segmenti della narrazione. Il Rosso. Ho già detto di come la figura del vampiro sia stata nonostante tutto ben caratterizzata nei suoi tratti semplici ed essenziali. Oltre a questo va detto che la regia di Slade merita, soprattutto per come vengono rese le scene d’azione e quelle più truculente. Proprio i momenti più dinamici del film sono tra le cose migliori, mostrando tramite i fatti, la vera natura di Marlow e soci. Anche le scene splatter sono ad effetto: da segnalare quella con la bambina-vampiro e la stupenda panoramica della cittadina in cui assistiamo dall’alto ad un massacro in tempo reale, con le distese di neve coperte da larghe macchie di sangue. In definitiva, questo 30 Giorni Di Buio, è il tipico studente di educazione artistica che non si applica: ha l’idea per disegnare un bel paesaggio notturno innevato e screziato di rosso, ma gli mancano le basi. Peccato, perché aveva un bel modello di riferimento. Otre la tecnica, anche le idee e la prospettiva risultano troppo stilizzate. Le sfumature si perdono e il quadro rimane lì, freddo e con le forme sproporzionate. |
| Domenico Ierone - 8/02/2008 |
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