"Noi critici prosperiamo grazie alle recensioni negative. Spesso le più divertenti, da scrivere e da leggere. Ma c'è più dignità in un'opera mediocre che in qualsiasi nostro giudizio. Non tutti possono essere grandi artisti, ma un grande artista può celarsi ovunque e in chiunque"
Citazione dal film "Ratatuille"


NON E' UN PAESE PER VECCHI
Scheda Tecnica
Regista:Ethan e Joel Coen
Interpreti:Josh Brolin, Javier Bardem, Tommy Lee Jones, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Barry Corbin
Distribuito da/il: Universal Pictures/29 Febbraio 2008
Durata:122'
Genere:Una fuga dalla dannazione verso la dannazione, in un deserto di polvere e sangue
Trama:I soldi della droga non sono mai puliti, ma sopra ogni altra cosa non è mai una buona idea appropriarsene. Qualcuno potrebbe venire a cercarti.
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RE-VISIONE - Non sono più i film di una volta
Mi ricordo quando ero giovane e andavo al cinema con tutta la famiglia.
Quelle sere mio padre ci diceva di prepararci e mano nella mano con i genitori ci incamminavamo verso la sala.
Erano altri tempi quelli, tempi in cui le storie raccontate avevano buoni e cattivi, e tu non ti potevi mai sbagliare su quali fossero gli uni e quali gli altri.
Mi ricordo che ogni tanto andavo da solo con mio padre a vedere i film dei gangster. Quelli erano i più emozionanti per un bambino come me, c’erano le bande di uomini con cappelli a tesa larga e il completo gessato che sparavano ai poliziotti, anche loro elegantissimi nelle loro uniformi perfettamente stirate. Andavamo solo noi perché alla mamma non piaceva vedere la gente che si sparava, anche se sapeva che era tutto finto e che quelle cose non accadevano mai alle persone qualsiasi.
Adesso è tutto diverso. Il mondo è cambiato ed i film anche.
Perfino mio padre avrebbe difficoltà a digerire storie come questa, così crude che sembrano impossibili, dove i buoni non possono nulla contro il male che ormai è troppo radicato, perverso e malato per essere anche solo arginato.
Altri tempi quelli in cui andavo al cinema con mio padre, quando i cattivi al massimo ti sparavano con la mitragliatrice. Ora invece bisogna stare attenti a quelli che vanno in giro con le bombole di aria compressa.
Sabrina Lugetti - 4/02/2008

RE-VISIONE - Non è un film per deboli
In certi posti non puoi chiedere alla polvere. È la polvere, quella bianca, a decidere per te.
In certi posti i confini sono uno spazio immaginario in bilico tra purgatorio e inferno.
In certi posti le tavole della legge sono arrivate già sgretolate e disperse nell’aria.
In certi posti l’anima è soltanto un punto di incontro tra una banconota e il miglior offerente.
In certi posti una monetina può decidere cosa è giusto per te. Se non mi credi mi ci gioco la testa.
Domenico Ierone - 4/02/2008

RE-CENSIONE - Non è il solito film dei Coen
La vena di humor cinica e noir dei fratelli Coen è rimasta completamente soppressa in quest’opera dai contorni macabri e dai contenuti brutali.
Non sarebbe possibile spingere oltre la rappresentazione della follia umana, o meglio disumana, incarnata dal personaggio antagonista interpretato da un turpe ed inquietante Javier Bardem, che abbandona ogni barlume di normalità calandosi in una condizione di spietata inarrestabile freddezza.
Nei film i poliziotti sono personaggi impotenti, ai quali lo sgomento ha quasi completamente prosciugato la forza di ribellarsi a questa nuova criminalità, così bestiale da risultare incomprensibile per chi ha votato la propria vita a far rispettare la giustizia.
Il loro compito non è più quello di sconfiggere i delinquenti, quanto di limitarne i danni, l’impatto sulla società ormai straziata e rassegnata ad un destino di continua perenne insicurezza.
Non a caso “l’eroe” della storia è costretto a fuggire perché infrange la legge. Ma la sua colpa è così blanda rispetto alle azioni che scatenerà, che per lo spettatore rimarrà comunque la vittima.
Non c’è speranza in questo racconto sull’orrore dell’animo umano, nessuna salvezza se non per la persona sbagliata.
Tutto sembra un continuo tremendo errore, un equivoco, come se qualcuno scrivendo si fosse distratto, dimenticando di inserire quel lieto fine che in fondo tutti aspettano, quella luce al termine del tunnel che ci fa sperare che in questo mondo si possa ancora vivere, o meglio sopravvivere.
La verità ce la raccontano i Coen, con i loro panorami cittadini, con la paura disegnata sui volti dei protagonisti, con i sospiri di rassegnazione degli uomini di legge mentre avvolti nei toni luminosi e netti che contraddistinguono le città che sorgono ai confini del deserto, ci rivelano che la speranza è finita e non serve scappare perché prima o poi l’uomo cattivo ci troverà, e non avremo scampo.
Sabrina Lugetti - 4/02/2008

RE-CENSIONE
Il concetto di fondo è semplice. Prendiamo tre personaggi, molto differenti tra loro.
Il primo potrebbe essere ad esempio uno sceriffo di rara rettitudine morale, dall’animo stoico e mai arrendevole, che ha dedicato tutta la sua vita all’ordine e alla giustizia. Il secondo…facciamo l’uomo comune americano, reduce dal Vietnam, dedito al lavoro e al più sincero amore verso la sua donna. Il terzo potrebbe essere magari una scheggia impazzita della società a stelle e strisce, un “fuorilegge psichico” con tendenze omicide, se così potremmo dire: per lui quella di uccidere è un’azione del tutto banale e quotidiana come gonfiare le ruote di una bicicletta. E credetemi, l’aria compressa fa la differenza in tutti e due casi.
Dove vogliamo collocare queste tre figure? Ci vorrebbe un’ambientazione non banale, ma allo stesso tempo “mitica”. Un luogo che catalizzi al meglio i conflitti interiori dei personaggi e sia allo stesso tempo in sinergia con il loro stato d’animo. Un posto da cui l’accesso al paradiso è sempre stato negato, e in cui confluiscono migliaia di scale dall’inferno. Come ambientazione ideale per le vicende dei nostri tre potremmo prendere il Texas, con le sue terre desolate e ruvide ai confini col Messico.
Bene, ora dobbiamo pensare a qualcosa che ci introduca in uno squilibrio all’interno del mondo ordinario dei nostri protagonisti. Dobbiamo pensare ad un punto di svolta. Anzi, di più, un punto di non-ritorno. Perché in certi posti ti danno un biglietto di sola andata, se provi a seguire quel sentiero lastricato di buone intenzioni (e lo sappiamo tutti dove porta). Una valigetta contenente due milioni di dollari vi sembra sufficiente come “frutto proibito” per smuovere l’azione? Anche l’uomo comune americano, pur consapevole di vivere in un Eden capovolto, cadrebbe in tentazione davanti a tutti quei bigliettoni. Ma sì, facciamoglieli trovare per caso a lui, in mezzo al deserto, e mettiamolo alla prova.
Ora non rimane che collegare i nostri tre differenti destini tra di loro, e restare ad osservarne le conseguenze. Facciamo che quella valigetta sia ambita dal pazzo omicida, e che tutta la faccenda provi ad arginarla l’impavido sceriffo. Scapperebbe fuori un inseguimento niente male, non trovate? I crismi per scrivere una bella storia ci sono tutti. Magari potremmo scriverci un romanzo, o ancora meglio, farci un bel film. In quest’ultimo caso dietro la macchina da presa ci potremmo piazzare qualcuno che sia in grado di trasmetterci tutta l’epicità e la crudezza di un’avventura del genere, magari condita con un velo sottile sottile di ironia. A me vengono in mente i fratelli Coen.
Già me li immagino alle prese con un inseguimento tirato, con la filosofia di confine dei protagonisti e con i bizzarri metodi del nostro psicopatico. Metto la mano sul fuoco che proprio quest’ultimo personaggio possa regalare una nomination all’oscar per l’attore che lo interpreterà.
E metto anche l’altra mano sullo stesso fuoco, se da tutto questo non ne esce fuori uno dei film dell’anno.
Domenico Ierone - 4/02/2008

RE-CENSIONE
Dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy, definito lo “Shakespeare dell’ Ovest, cantore dei cambiamenti dell’America tra Texas e New Mexico dagli anni ottanta fino ad oggi. I Coen Brothers creano il loro ultimo film. Il cast è di altissimo profilo (Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Javier Bardem, Woody Harrelson, Kelly McDonald ) per una storia semplice ma resa spettacolare e profonda allo stesso tempo. Llewelyn Moss ( Brolin) trova in un assolato e desertico spiazzo texano ciò che resta di uno scambio di droga finito male: cadaveri, eroina e due milioni di dollari troppo succulenti per lasciarli lì, anche per un uomo mite e onesto. Da qui si sprigiona una serie di inseguimenti, morti, a cui neanche la Legge, qui nei panni di uno stoico e disincantato sceriffo (Lee Jones), pare essere immune e dove a decidere i destini è l’irrazionale ( splendido Bardem nei panni del killer psicopatico Chigurh). Un crime drama sardonico tipico dei Coen, ma al loro stile raffinato e freddo, ai loro tempi diluti, stavolta si aggiunge una visione dell’America giunta definitivamente al capolinea. Il denaro muove il mondo e la nostalgia per la vecchia terra di frontiera di un tempo amplifica le disillusioni. Il sangue e la violenza diventano uno sfondo quotidiano, una violenza efferata quasi inedita anche per gli autori di film come “Fargo”. Tuttavia, Tarantino è lontano e gli scenari qui sono ipnotici, essenziali, umanità di provincia rurale colta tra bestiame, motels e corrieri di droga. La natura è ostile, selvatica, per ricordare ancora il dissidio tra passato e moderno, come nei vecchi film del grande Peckinpah , con i suoi personaggi rincorsi dal destino.
Natasha Ceci - 4/02/2008


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