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Bombe di Parte La realizzazione tecnica di questo film risulta efficace sotto vari aspetti. “Sotto le bombe” è un film che si discosta dal clichè dei film di guerra scegliendo di alternare scene di fiction che seguono le vicende dei due personaggi a scene filmate in presa diretta sui luoghi dei fatti di questo conflitto di due anni fa. La regia di Aractingi realizza una perfetta fusione delle due tipologie di narrazione in un continuum fluido e mai forzato tanto che a volte viene da chiedersi se si tratti della fiction o della realtà. La fotografia appare grezza (quasi tutto in camera a mano) ma efficace, permettendo allo spettatore di creare un rapporto empatico con i personaggi, grazie all’effetto di realismo che ne consegue. Gli attori, in senso stretto, sono solo quattro (i due protagonisti e due personaggi minori ovvero la receptionist e un giornalista) gli altri sono persone incontrate sul posto a cui è stato chiesto di interpretare loro stessi. Scelta molto azzeccata e di buon impatto emotivo, come la più che credibile interpretazione dei protagonisti Nada Abou Farat e Georges Khabbaz, entrambi libanesi come il regista. Dopo queste premesse una piccola riflessione sui contenuti è d’obbligo. Fare un film sulla guerra, qualunque essa sia, è un compito difficile e ingrato nel quale, la storia della cinematografia ci insegna, l’obbiettività e la neutralità sono chimere. A questo proposito la conferenza stampa con il regista Philippe Aractingi è stata molto interessante. Mi permetto di riportare alcune dichiarazioni fatte dal regista in altre sedi e riportate sul pressbook datoci all’ingresso: “Questo non è un film che prende posizione. È un film che parla della sofferenza degli innocenti...”. “Era necessario filmare con gli eventi, e non contro di essi”. Insomma leggendo queste frasi sembrano essere le migliori intenzioni a muovere il regista, ma come si sa la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Durante la visione del film si ha la sensazione che una sola parte venga ritratta, ovvero quella libanese (il che è stato confermato dal regista) e che gli israeliani siano i soli colpevoli che bombardano senza ragione i propri vicini di casa. Il film inizia con immagini di repertorio di bombardamenti e la scritta “maggio 2006 Israele bombarda il Libano per 33 giorni, il Libano è devastato” senza far cenno alcuno al casus belli contingente né al contesto del conflitto, inoltre il film è punteggiato di stralci di trasmissioni radio e telegiornali tutti di parte (la radio nel taxi dice: “10 missili katyusha sparati dagli Hezbollah contro Israele…” 10?!! Mancano circa tre zeri temo)e di patetismi che sfruttano i bambini, armi preferite dei media. Aractingi, al pubblico che gli poneva domande su questi punti, ha risposto di non voler fare propaganda e di opporsi ad entrambi i contendenti e alla guerra in generale. Tuttavia il fatto che per sua ammissione, lui libanese si sia consultato con amici ebrei non sembra aver giovato alla chiarezza dei segnali che il film trasmette al pubblico e che appaiono sufficientemente orientati a senso unico e quindi facilmente fraintendibili da chi non conosca con precisione i fatti. La scena iniziale del film è la più eclatante e qui l’affermazione del regista: “Olmert stesso ha detto che il rapimento dei sei israeliani è stato solo il pretesto per un conflitto che era già pronto da 4 mesi e a me francamente sembra un po’ eccessivo per sei persone 33 giorni di bombardamenti” chiarisce ogni residuo dubbio considerando che il regista ha omesso di dire che nei 4 mesi precedenti i katyusha degli Hezbollah (12.000 ca) sono piovuti incessantemente su bersagli civili israeliani… In conclusione uno spettatore accorto ed informato sui fatti non può non rammaricarsi di fronte ad un pregevole prodotto tecnico, realizzato con ottime e condivisibili intenzioni contrarie ad ogni guerra che sfocia in una secchiata di benzina su un focolare già troppo ardente. |
| Ariele di Gioacchino - 29/04/2008 |
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