Home
Film in Uscita
Archivio
Conferenze Stampa
Interviste
News & Gossip
Approfondimenti
Eventi
Multimedia
Tv
Forum

ISCHIA GLOBAL MUSIC E FEST 2005
ISCHIA FILM AND MUSIC GLOBAL FEST 2005
Non date mai retta a quello che leggete riguardo ai festival.

Dal vivo è tutta un'altra cosa

Coppola non è nemmeno sceso dalla barca!

La vostra inviata all'Ischia Film and Music Global Fest 2005

Passata la boa di metà percorso ecco le prime impressioni sulla manifestazione più IN dell’estate, L’Ischia Film and Music Global Fest 2005.

Come sempre grandi ospiti, che superano in numero i giornalisti intervenuti.

Quest’anno gemellaggio con il cinema russo alla presenza di vecchie glorie e nuove promesse, sono presenti, tra gli altri, Andrei Konchalovsky, Krzysztof Zanussi e Vera Glagoleva partecipi di una conferenza stampa priva di grandi emozioni, imperniata sul riconoscimento delle differenze tra il cinema Europeo e quello Russo. Argomento più quotato la censura.

Di contro i colleghi americani intervenuti il giorno seguente, Alan Parker e Neil Jordan, hanno preferito sottolineare la loro antipatia per i meccanismi “aziendali” di Holliwood e Steven Spielberg, per il quale Mr Parker ha una vera e propia forma d’astio. Maggior particolari nel reportage sulla loro conferenza stampa.

In pieno accordo con loro anche Taylor Hackford che, dopo il successo di Ray, si prepara per l’ennesima trasposizione cinematografica della Carmen.

Da segnalare anche una toccata e fuga di Francis Ford Coppola, che ha lasciato i propri impegni personali per venire a parlare con Joseph Fiennes, rivelatosi un buon giocatore di biliardo, nonché una persona gentilissima.

Di altro avviso Gerard Butler, impegnato a districarsi tra le sdraio della piscine e le ragazze dell’organizzazione, protagonista di una conferenza stampa assieme a Raul Bova e al loro comune manager, Alan Siegel. Tra non molto i dettagli dell’avvenimento.

Ospiti importanti e luoghi pittoreschi per una manifestazione semideserta, il cui programma ha subito continue variazioni, senza debito preavviso. Per fortuna l’atmosfera rilassata ha fatto passare in sordina questi piccoli inconvenienti.

Nota davvero dolente è l’organizzazione delle proiezioni, dislocate in luoghi distanti e mal collegati, tutte in contemporanea così da ritrovarsi a dover scegliere quale film sia meglio andare a vedere dovendosi anche preoccupare di come tornare verso “casa”.

Insomma una brutta esperienza per i comuni mortali intervenuti apposta per vedere qualche bella pellicola in anteprima.

Domani invasione di artisti italiani per parlare di fiction e cinema nostrano, insomma una buona occasione per una gita in spiaggia.

Su tutto spicca lo sponsor, che fornisce caffè gratis quasi ad ogni ora.

Peccato però che a me il caffè non piaccia.


TAYLOR HACKFORD
E' stato lui il vero avvocato del diavolo.

Ed ha vinto la sua causa.

Direttamente dal successo alla notte degli oscar, Taylor Hackford.

Tra i naufraghi sbarcati ad Ischia quest’anno c’era anche lui, che dopo i 15 anni passati a costruire il successo di Ray, spera di non dover aspettare altrettanto per vedere realizzata la sua prossima idea, l’ennesima versione della Carmen.

A suo parere sarà però qualcosa di diverso e, speriamo, migliore della deludente ultima prova di Vicente Aranda, ispirata al medesimo tema.

Basata sul romanzo e non sull’opera di Bizet, racchiuderà in se temi vecchi e nuovi, esplorando gli odierni problemi del popolo sudamericano, attraverso la classica storia della gitana passionale e disperatamente innamorata, utilizzando per l'occasione un mix di musiche caraibiche e un’interprete che potrebbe sembrare quantomeno azzardata, almeno in merito ai suoi ultimi lavori, Jennifer Lopez.

Mr Hackford ha però rassicurato i giornalisti in sala, quella che ha in mente lui è una Jennifer dei primi tempi, quando si scatenava interpretando la diva latino americana Selina.

La Universal sembrerebbe interessata alla pellicola e le riprese, se tutto va bene, dovrebbero avere il via all’inizio dell’anno.

Così come Parker e Jordan il giorno precedente, il discorso svia presto sul degradamento culturale di Hollywood, per poi far cadere il colpo sulle solite affermazioni di rito; il pubblico si è diseducato al cinema impegnato, gli studios producono solo fumettoni, Hollywood sta morendo etc etc etc.
Sembra che i produttori prediligano i film PG13, perché più facili da distribuire. Ma l’impegno politico di un film è importante, perché il cinema è ancora in grado, con la sua forza, di smuovere gli animi.

Molto interessante il riferimento alla scelta dell’attore per la parte di Ray.

Hackford voleva qualcuno che non solo facesse finta di interpretare un musicista, ma che sentisse profondamente la musica e fosse in grado di mostrare veramente la potenza che questa suscita.

In Jamie Foxx ha trovato l’uomo perfetto; oltre ad avere indubbie doti d’attore, il premio oscar suona il piano dall’età di 5 anni, detenendo nel suo curriculum scolastico, la vittoria di una borsa di studio in materie classiche, ottenuta proprio grazie allo studio di questo strumento.

Alla domanda se avesse intenzione di trasformare Ray in uno spettacolo teatrale ha risposto che aveva già ricevuto delle proposte in merito, ma sarebbe stato difficile trovare qualcuno all’altezza di Jamie, per questo l’offerta è stata rifiutata. Nel frattempo però sta lavorando a tre progetti teatrali, due con musiche originali e uno con brani esistenti.

Secondo il suo parere tutto ha inizio da una bella canzone, se hai le parole, l’arrangiamento viene da se.

Cresciuto a Jazz e musica classica ha ben presto ampliato i suoi confini divenendo fruitore di musica ad ampio raggio. Una personalità complessa quella di Hackford, indirizzata verso numerosi aspetti della creazione di un film che ama soprattutto assistere alla creazione di ogni dettaglio delle proprie opere.

Aspettiamo con ansia la Carmen/Jennifer sperando che anche stavolta, in fatto di interpreti, ci abbia visto giusto.


NEIL JORDAN E ALAN PARKER

La vostra inviata ad Ischia riflette.

Sembra che Spielberg non sia più quello di una volta, il pubblico abbia perso la capacità di vedere film seri e l'unica soluzione per la crisi di Hollywood...sia Hollywood.

Conferenza in tandem per Alan Parker e Neil Jordan, che si dichiarano entrambi felici di essere qui ad Ischia (che notiziona, eh?), soprattutto il primo, dopo che uno degli ordigni londinesi è esploso quasi sotto il suo ufficio.

La conversazione è stata presto dirottata su un piano metafisico e spirituale nel quale i due, noti cineasti di pellicole serie e raffinate, hanno attaccato ad ogni piè sospinto quella grande macchina di fruizione popolare che è Hollywood dichiarandosi, nel migliore dei casi, delusi dall’andazzo che ha preso il cinema in questi ultimi anni.

Insomma, non c'è più il grande cinema dei temi che fanno riflettere e, soprattutto, mancano pellicole dal reale valore politico.

La nuova generazione è cresciuta guardando Spielberg e Lucas, che sono tra coloro che hanno trasformato il cinema in un prodotto di sola evasione ed intrattenimento, mentre il mondo avrebbe bisogno di film impegnati.

Esiste ancora un pubblico per questo genere di film? D'altro canto, la gente si è stufata di vedere sempre questi film/videogame e vorrebbe qualcosa di più serio.

Allora è colpa degli studios che, cercando di prevedere i gusti del pubblico, danno i soldi solo per i film/fumetto! L’unica speranza è il cinema indipendente, dal quale provengono gli unici prodotti decenti; però è impossibile produrre film a basso costo di questi tempi.

Allora largo agli asiatici che producono film a bassissimo costo.

E poi cosa sono questi film con i dinosauri??

A questo punto la vostra inviata ha chiesto “ma non sarà che mancano delle buone storie da presentare e che il pubblico è oltremodo anestetizzato dai temi forti visto che è costretto a viverli in prima persona la mattina prendendo l’autobus?”

Sì, ma comunque è colpa di Hollywood.

A questo punto viene da chiedersi: "Voi dove eravate quando tutto questo succedeva? Perché non avete fatto film geniali e politicamente di spessore che impedissero al pubblico di diventare una bestia schizofrenica? Diciamo che a criticare sono bravi tutti!".

Intanto, Neil Jordan ha appena finito di girare il film “Breakfast on Pluto” che avrà come protagonista un giovane irlandese degli anni settanta e sarà una commedia sulla politica e la sessualità (questi film di spessore…).

Ma insomma il cinema sta morendo? Si finirà a vedere i film solo in dvd?

Secondo loro no.

La crisi è grave, ma necessaria per risollevare le sorti della settima arte.

Bergman diceva che dal cinema bisogna sempre aspettarsi qualcosa di nuovo.

Comunque, secondo Parker, Hollywood è un ottimo posto dove lavorare, soprattutto per le possibilità vastissime della distribuzione.

Allora la domanda rimane la stessa.

PERCHE' LAMENTARSI?

GERARD BUTLER
Gerard Butler sarà anche bello e bravo (nell'ordine che preferite), ma iniziare una conferenza stampa sbadigliando e stiracchiandosi, non è proprio il massimo.

Domani esce "Dear Frankie", arrivato in Italia con un anno di ritardo e girato addirittura prima del film che gli ha datto fama mondiale.

Non ci ha detto molto, ma quel poco è qui.

L'incipit non è dei migliori, ma iniziamo subito parlando del suo film in uscita.

Dear Frankie è, a suo parere, una bella storia che racconta quello che si può fare per amore.

La scelta di interpretarlo è stata dettata, soprattutto, dal fatto che la storia lo ha toccato in modo molto personale, ripercorrendo non solo i temi ma anche i luoghi della sua infanzia.

Il film è stato accolto, in tutto il mondo, in modo incredibile, grazie all'universalità dei temi trattati. Sempre secondo lui, il genere di storia può affascinare più gli uomini che le donne, essendo il tema principale quello del rapporto padre-figlio.

Alla domanda su cosa ne pensasse come attore europeo trapiantato ad Hollywood della piega che ha preso il cinema negli Usa, ha risposto che è daccordo con le critiche mosse da molti registi ma che non è giusto generalizzare, perchè vengono realizzati anche moltissimi piccoli film indipendenti che difficilmente vengono esportati all'estero.

Ma è anche vero che si vedono in giro sempre più spesso film brutti.

A questo proposito, dichiara di aver rifiutato molti copioni perchè preferisce affinare il mestiere e, soprattutto, nessuno dei lavori proposti riusciva a trasmettergli qualcosa. Esiste del buon materiale in giro, ma è difficile realizzarlo.

Alla domanda se sia frustrante aver raggiunto la fama con un film in cui portava la maschera, trova più pro che contro. In ogni film da lui interpretato aveva un aspetto differente, gli piace cambiare e non rimanere sempre uguale come capita a molti altri colleghi. Trova sia bello poter camminare per strada senza che le persone si strappino i capelli al suo passaggio, così come è bello che le persone conoscano e apprezzino il tuo lavoro.

Ci accenna qualcosa anche sul suo ultimo film uscito all'estero "The Game of Their Lives", storia della squadra americana di dilettanti che battè la nazionale inglese, il giorno prima che scoppiasse la guerra in Vietnam.

Girarlo è stato entusiasmante anche perchè lui ha sempre giocato a calcio e dice che era anche bravo. Sono anche andati a girare in Brasile e a quel punto l'opinione di sè è un pò calata.

Il suo ruolo è quello di Frank Borghi, il portiere italo-americano della squadra.

Una conferenza lampo. Magari alla prossima sarà più loquace.


RAUL BOVA VA AD HOLLYWOOD
Grazie al suo agente americano, Alan Siegel, il nostro Raul Bova è ormai lanciato nel panorama cinematografico e televisico statunitense.

Alla faccia delle produzioni italiane che lo snobbano o gli propongono ruoli ripetitivi.

Perchè oltre all'agente di polizia Raul sa anche far ridere. Vedere per credere.

Accantonato, per ora, il progetto di un film con Tiberio Mitri, che ha incontrato alcuni problemi a livello produttivo, quello che è considerato uno degli attori più fascinosi del cinema italiano, dimostra di saperci fare puntando lo sguardo verso mercati più "eclettici".

Molto presto Bova e famiglia partiranno per una trasferta di almeno otto mesi negli States, dove lui sarà tra i protagonisti di una nuova serie dell'ABS intitolata "What about Brian", nella quale interpreterà, per la prima volta, un ruolo brillante.

Per ora è stato girato solo il pilot. Il suo personaggio è un giovane attore sposato ad una donna più grande di lui, che decide di mettersi a studiare psicologia. Qualcosa sul filone di Friends insomma.

Sinceramente mi incuriosisce molto, spero che la presenza di un attore italiano sproni le alte sfere del piccolo schermo ad acquistarlo presto.

Ma come si trova in questo nuovo mondo? L'approccio con Hollywood è ancora molto superficiale, per ora c'è solo l'entusiamo e la voglia di conquistare credibilità come attore. Ma soprattutto avere la possibilità di interpretare qualcosa di diverso, quel genere di personaggi che in Italia nessuno gli avrebbe mai proposto.

Riguardo alla fiction italiana sulle Brigate Rosse, si ritiene soddisfatto del proprio lavoro e di come la storia è stata impostata. Non gli sarebbe piaciuto interpretare uno dei "cattivi". Spesso gli attori preferiscono interpretare personaggi con caratteristiche opposte alla propria personalità ma Raul preferisce i ruoli positivi, quelli in cui ci si possa identificare.

Lui afferma, giustamente, che è più facile recitare la parte del cattivo perchè quel tipo di ruolo è maggiormente caratterizzato. I buoni, infatti, sono spesso piatti ed è più difficile tirarne fuori qualcosa di più.

Da buon ex sportivo, ci confessa che il suo obiettivo è quello di continuare ad imparare ed a migliorare se stesso, perchè sentirsi arrivati decreta la fine della propria carriera.

Alan, l'agente, è pienamente d’accordo con lui. Ci dice che è fondamentale spronare gli attori a perfezionarsi, da ogni punto di vista, ed a credere sempre nel proprio talento. Afferma, inoltre, di gradire gli attori italiani perchè sanno trasmettere sullo schermo una passione non comune. Ci fà anche sapere che Raul ha in programma altri due film, "Caffè Amore" e "Crimine di Padre Amaro" e che imporlo all'attenzione del pubblico oltreoceano non è stato difficile perchè, visto il suo talento, è stato accolto a braccia aperte.

Per ultimo, parliamo dello spot del Live AID. E' stato felice di parteciparvi e di poter usare la sua immagine per qualcosa di importante in cui crede.

Pare proprio che abbiamo trovato una nuova stella, troppo sottovalutato nei dintorni di casa, costretto ad emigrare per riuscire nel proprio lavoro. Con tutto il nostro appoggio.

TERRY IN LA MANCHA
Lost in La Mancha è stato definito uno dei film più sfortunati della storia.

In attesa di rientrare in possesso del copione, Terry Gilliam ha da poco completato il suo nuovo lavoro, The Brothers Grimm, ispirato ai famosi fratelli nordeuropei.

L'ex Monty Python però non rinuncia e spera di poter realizzare, un giorno, il suo Don Chisciotte.

Nell'attesa ci si può "consolare" con il video documentario del backstage, che racconta le disavventure della troupe.

Dagli aerei della Nato al diluvio, in un' escalation tragicomica, degna dei migliori film di Gilliam.


FOTO




Design downloaded from FreeWebTemplates.com
Free web design, web templates, web layouts, and website resources!