|
Ogni qual volta il mondo dei giovanissimi cambia il proprio modo di proporsi agli occhi degli adulti, schiere di sociologi, psicologi e studiosi vari si danno da fare per analizzarli, comprenderli, spiegarli fino ad arrivare a quelli che dicono <…I giovani d'oggi? E chi li capisce! Ai miei tempi sì che le cose erano diverse…>. Abbiamo avuto i capelloni, i sessantottini, i paninari, la X Generation degli anni '90 e ora c'è la nuova Generazione Y, quella tutto Web e I-Pod. Tutte queste generazioni sembrano nascere più o meno spontaneamente rispondendo alla necessità di chi vi appartiene di sentirsi parte di un gruppo, certo non tutte sono uguali, alcune nate sotto lo stimolo degli ideali, politici o sociali che fossero, altre, come forse purtroppo le più recenti, si sviluppano come risposta all'estremo senso di solitudine sociale in cui i ragazzi si trovano a vivere, creandosi dei nuovi "valori" che spesso fanno del cosiddetto "branco" il loro punto d'incontro.
Sono, soprattutto le ultime, generazioni sostanzialmente "orfane", non è possibile indicarne una precisa data di nascita, per alcune si possono certamente identificarne gli ispiratori, ma nessuna di queste può vantarsi di avere dei veri e propri "genitori".
Esiste però una generazione trasversale, una generazione fatta di tanti primogeniti, alla quale negli anni si sono aggiunti altrettanti fratelli minori. Questa generazione ha un padre, una madre, una data di nascita e anche una madrina di battesimo, volendo esagerare. Il 4 aprile 1978, è presentato agli occhi dei giovani telespettatori italiani dalla madrina Maria Giovanna Elmi un personaggio che ha davvero segnato l'immaginazione di un'intera generazione: Atlas UFO Robot o, come abbiamo imparato a chiamarlo da grandi, UFO Robot Grendizer, figlio di papà Go Nagai e mamma Nicoletta Artom.
Nato nel settembre del 1945 nella prefettura di Ishikawa, Nagai è, almeno per la prima parte della sua carriera, un autore poliedrico: artisticamente nasce come umorista, disegnando manga satirici, nei quali però iniziano ad apparire alcune delle caratteristiche che lo accompagnano fino ad oggi come il tratto caricaturale, l'erotismo che più o meno velatamente appare in tutte le sue opere e un certo spirito anarchico. Il suo primo lavoro è la summa di queste caratteristiche: Harenchi Gakuen, pubblicato, non troppo casualmente, nel 1968 sulla rivista Shonen Jump presenta esattamente ciò che il titolo promette una Scuola Spudorata e indecente al punto che la potentissima lobby della PTA, la Parents Teachers Association si scaglia contro l'opera in maniera violentissima, condannandone gli eccessivi richiami erotici e violenti. In realtà HG è forse il primo manga in cui è criticato il severissimo sistema scolastico giapponese. Nell'ultimo episodio della serie, pubblicato nel 1972, è proprio la PTA ad attaccare e distruggere la scuola; così come era naufragata l'adesione giapponese ai moti studenteschi del periodo, anche nella sua opera Nagai celebra amaramente la vittoria dello status quo nipponico. È sempre il '72 quando, nuovamente su Shonen Jump, Nagai da vita alla prima parte di una trilogia che sarà amata e acclamata anche all'estero, seppure in tempi e con modi diverse: viene, infatti, pubblicato il primo episodio di Mazinger Z robot gigante che diversamente dai suoi predecessori è pilotato tramite un piccolo velivolo che va ad inserirsi proprio all'interno della sua testa, dando così il via alle fusioni uomo-macchina che tanto influenzeranno le produzioni successive, non solo nei manga e negli anime, ma anche nel cinema, basti pensare alle estremizzazioni di film come Tetsuo di Shinya Tsukamoto.
Sebbene il manga abbia un notevole successo, sarà la versione animata a lanciare il nome di Go Nagai nell'olimpo degli autori più importanti del panorama giapponese: la storia piuttosto semplice, l'animazione curata accompagnata da colori brillanti (con tutti i limiti delle produzioni dei primi anni '70), la serializzazione in ben 92 episodi sono i presupposti perché Mazinger Z si trasformi anche in un ottimo prodotto commerciale. Vengono prodotti giocattoli in latta, in metallo, modellini da costruire, dolciumi e quant'altro possa contenere l'immagine del potentissimo robot, nasce addirittura un fan club, tramite il quale il giovanissimo pubblico verrà informato della nascita del successore di Mazinger Z: Great Mazinger.
Ancora nel '72 viene data alle stampe l'opera che forse diventerà la più nota nella produzione fumettistica di Nagai: Devilman (è bene ricordare che sebbene presentino gli stessi personaggi, manga e anime hanno in Giappone target estremamente diversi, un manga per adolescenti può essere trasformato in cartone animato per bambini, maggiori fruitori di televisione e acquirenti di giocattoli rispetto ai ragazzi più grandi). La leggenda narra che Nagai sembrasse, agli assistenti del suo studio, come posseduto durante la lavorazione della storia del giovane studente Akira Fudo, ritrovatosi suo malgrado al centro di una cruenta lotta tra il genere umano e l'ancestrale razza dei demoni, primigeni abitatori della Terra, intrappolati da millenni nei ghiacci e decisi a riconquistare il loro posto nel mondo.
Per combatterli Akira, spinto dall'amico fraterno Ryo, al culmine di un rituale sabbatico assorbe lo spirito e il potere di Amon, divenendo appunto Devilman. Scarno nei dialoghi, realizzato con un tratto che diviene sempre più delirante, ispirato, su ammissione dello stesso autore, alla Divina Commedia, Devilman è un opera drammatica di amore, odio e morte, ma anche di dura critica politica e sociale, dimostrando ancora una volta come, più che in altri Paesi, il fumetto in Giappone sia veicolo di trasmissione di idee e cultura (di ogni genere, basti ricordare le opere di Yoshinori Kobayashi in cui vengono negate le atrocità commesse dai Giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale).
In Occidente il nome di Nagai, insieme con quello della maggior parte dei mangaka (fumettisti) giapponesi, è pressoché sconosciuto fino alla seconda metà degli anni '70, quando l'emittente francese Antenne 2 manda in onda un cartone animato tratto proprio da un opera di Nagai: "Goldorak" (UFO Robot Grendizer) terzo capitolo dopo Mazinger Z e Great Mazinger della trilogia robotica. Portato in Italia grazie alla curatrice del programma RAI Gli Eroi di Cartone, Nicoletta Artom e ribattezzato "Atlas UFO Robot", più noto come "Goldrake", spianerà la strada all'invasione nipponica che, complice la nascita delle emittenti private, vedrà nei dieci anni successivi riversarsi sui nostri teleschermi una miriade di serie televisive, molte delle quali tratte proprio dai personaggi creati da Nagai. Nomi come Jeeg, Getter Robot, lo stesso Devilman (sebbene la versione televisiva sia anni luce distante da quella a fumetti) e molti altri divengono familiari al giovane pubblico italiano. Un pubblico che crescendo ha dimostrato non solo di continuare ad amare questi personaggi, ma anche di aver voglia di saperne di più, dando il via a quella che può essere definita davvero la "Goldrake Generation". Ormai adulti, a quasi trent'anni di distanza, i bambini di allora attendono ora con impazienza la pubblicazione in dvd della serie che aprì loro gli occhi sul mondo dell'animazione giapponese e si preparano ad accogliere, a fine aprile a Napoli, in occasione della Comicon, colui che possono assolutamente indicare come il loro padre putativo. Go Nagai sarà, infatti, in Italia per presentare il primo cofanetto di UFO Robot Goldrake, prodotto dalla D/Visual. Sarebbe auspicabile che nell'occasione ci si ricordasse anche di Nicoletta Artom, madre affettuosa che difese strenuamente, a scapito della carriera, la sua "creatura" dalle polemiche, anche parlamentari, che coinvolsero le produzioni nipponiche, in particolare quelle robotiche, nei primi anni '80.
|