Proiezioni Mentali

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GO NAGAI INCONTRA GLI STUDENTI DELLA SAPIENZA
Go Nagai sbarca a Roma
(O almeno ci prova)
Oggi pomeriggio (24/04/07) l'Aula Magna della Facoltà di Lingue Orientali dell'Università la Sapienza di Roma è stata testimone di un evento che avrebbe potuto essere storico. Alla presenza di circa trecento persone il Maestro del fumetto giapponese Go Nagai ha preso parte ad una conferenza che rientra nel programma dell'imminente Comicon di Napoli. Insieme con il Maestro erano presenti la dott.ssa Maria Teresa Orsi, la prima studiosa di Manga italiana, che ha introdotto la conferenza, la dott.ssa Matilde Mastrangelo, che ha moderato l'incontro, il dott. Gianluca Di Fratta, che ha presentato una breve relazione sul lavoro di Nagai e ovviamente Federico Colpi, presidente di D/Visual inc., la Casa Editrice giapponese che da alcuni anni sta riproponendo in un elegante veste grafica e con nuove traduzioni le opere di Nagai e della Dynamic Production. Il motivo principale della venuta del Maestro in Italia è legato al fatto che D/Visual presenterà proprio a Napoli la prima uscita dell'attesissimo cofanetto dvd di UFO Robot Goldrake, a quasi trent'anni dalla sua apparizione sugli schermi televisivi italiani grazie all'opera della mai troppo celebrata Nicoletta Artom.

Ho affermato che l'evento avrebbe potuto essere qualcosa di storico, erano 10 anni che il Maestro mancava dall'Italia, inoltre credo fosse la prima volta che un'aula universitaria ospitava un autore di Manga, eppure il tutto si è ridotto ad un paio d'ore di chiacchiere, certamente interessanti ma per nulla adeguate né alla statura (artistica ovviamente) di Nagai, né tantomeno all'importanza dell'evento commerciale per presentare il quale egli è in questi giorni in Italia. La relazione del dott. Di Fratta, che ha avuto almeno il buon gusto di anticiparlo, è stata piuttosto limitata, una rapida carrellata sui lavori più importanti del Maestro, corredati da (poche) immagini in bianco e nero (tra l'altro, mi si passi il termine, sputtanatissime, soprattutto quella di "Harenchi Gakuen"), ma probabilmente il suo scopo era quello di introdurre la platea alle opere di Nagai. Questo sarebbe stato meritorio, se l'auditorio fosse stato quello che ci si aspetta per una conferenza in ambito universitario: fatti salvi ovviamente gli studenti di lingue orientali e gli appassionati storici, speravo in una platea più ricca culturalmente, invece, tolti gli ospiti istituzionali (annoiati e distratti per tutte le due ore e totalmente anestetizzati al momento delle domande) nessuno ho visto della cosiddetta "nomenclatura culturale" e non parlo di giornalisti, ma di gente che passa la vita a studiare mode e modi dei giovani, di scrittori giovani e giovanilisti, che so un Ammaniti, un Brizi, mi sarei accontentato anche di un Moccia, magari anche un antropologo culturale, perfino Barbara Palombelli. Insomma gente che avrebbe dovuto essere incuriosita dalla presenza di un autore giapponese le cui opere sono entrate così prepotentemente a far parte dell'immaginario collettivo italiano.

L'intervento del Maestro poi è stato quanto mai deludente. Sebbene Federico Colpi da anni non frequenti più le italiche sponde è ben conscio, essendone lui il curatore storico, prima con Granata Press, ora con D/Visual, che l'aneddotica nagaiana è pressoché nota a tutti. Immagino però che anch'egli sperasse in un pubblico diverso, e che per questo abbia insistito con il Maestro per proporre ancora racconti arci noti, reperibili in pratica su qualsiasi sito Internet e in decine di articoli ed interviste da anni disponibili in italiano.

La salvezza, almeno in parte, è giunta dalle domande del pubblico, dalle risposte ad alcune delle quali è iniziata finalmente ad emergere la poetica del Maestro, la sua visione del mondo e dell'umanità: la visione di una persona fondamentalmente mite che però da vita con la fantasia a personaggi violenti, a volte perversi o comunque provocanti, i quali raramente intraprendono la loro missione di giustizia con totale consapevolezza, soprattutto per quanto riguarda i piloti dei robot giganti (Mazinga Z, Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg etc.) spesso riluttanti a svolgere il proprio compito e non del tutto consapevoli che il confine tra essere un dio o un demone è spesso labile. Ha dato poi una spiegazione del perché continui a rielaborare da anni ormai sempre gli stessi soggetti: col mutare delle condizioni sociali muta ovviamente la percezione artistica e questo lo porta a sviluppare trame simili nel tema di fondo, ma profondamente diverse nella mentalità dei protagonisti. Ha inoltre spiegato come, nel mondo di oggi, sia inutile creare nemici con riferimenti grafici a determinati periodi storici (l'iconografia nazista è presente nelle saghe di Mazinga Z e Getter Robot G, ad esempio) in quanto non è più possibile indicare con certezza chi incarni il bene e chi il male. Meglio quindi, a suo dire, un nemico totalmente di fantasia, facilmente identificabile come malvagio, sebbene poi, rispondendo ad una domanda su Devilman, affermi che il desiderio di fare di un demone un (anti) eroe sia nato dall'esigenza di trovare una giustificazione a quello che noi occidentali chiamiamo Male. Come è noto quest'opera nacque dall'influenza che Nagai ebbe guardando le illustrazioni di Durer della Divina Commedia. Nella cultura giapponese non esiste il concetto di male puro che il cristianesimo identifica con Satana e la sua genia di demoni, e proprio per provare a darne una giustificazione egli creò Mao Dante, opera da cui ebbe poi origine quello che universalmente è considerato il suo capolavoro, Devilman appunto.

Nel complesso l'incontro con il Maestro è comunque risultato insoddisfacente dal punto di vista proprio del esegesi nagaiana, ma forse avrà comunque aperto ancora di più le porte del mondo accademico verso un maggiore riconoscimento non solo del Manga, ma del fumetto in generale come prodotto artistico e culturale, processo che da anni è in atto nel nostro Paese, ma che nonostante tutto non trova ancora il conforto da parte delle istituzioni e tantomeno della comunità che ancora vede il fumetto, quello giapponese in particolare, come qualcosa di pericoloso. Meglio allora dare in mano ai nostri ragazzi un bel telefonino con videocamera, così possono divertirsi nei modi ormai a tutti tristemente noti, piuttosto che educarli alla lettura, anche di un fumetto, attività certamente più faticosa in quanto presuppone un livello di attenzione più alto e meno passivo, ma che a volte può dare risultati sorprendenti.

Carlo Barlesi - 25/04/2007
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MATERIALE FOTOGRAFICO
Go Nagai


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