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KYASHAN - VITA, MORTE, RINASCITA
Realizzato nel 2004, con un budget di soli seicento milioni di Yen, Casshern (tit. ita. Kyashan - La Rinascita), scritto e diretto da Kazuaki Kiriya, sembra a prima vista discostarsi ampiamente dall'anime cui è ispirato. Rimangono certo i temi centrali della serie diretta da Hiroshi Sasagawa nel 1973, ma di certo il film risente, non certo in negativo, del mutare dei tempi. Alla base della trama della serie televisiva era il tentativo del dott. Asuma di risolvere il problema dell'inquinamento; per questo crea un supercomputer e lo istalla nel corpo di un androide, Braikin. A causa di un fulmine caduto sul laboratorio, (questo particolare è reso in maniera maestosa nel film) Braikin impazzisce, e il suo programma di salvaguardia ambientale determina che la prima causa dell'inquinamento è l'uomo, che va quindi sterminato. Per sconfiggere Braikin e il suo imponente esercito di robot, il figlio di Asuma, Tetsuya, decide di rinunciare alla sua umanità per diventare un androide. Potrà così salvare il mondo, ma, altro tema portante della trama, dovrà sfidare l'intolleranza della gente che vede in lui un essere diverso e pericoloso.

In questo live-action, il mondo che si presenta ai nostri occhi è il risultato di una terribile guerra mondiale che ha portato alla nascita della super nazione di Eurasia. L'inquinamento residuo causato dall'uso di armi chimiche e nucleari sta decimando la popolazione; per risolvere il problema l'esercito si mette a disposizione del biologo Asuma che, ossessionato dal desiderio di curare la moglie Midori, ha scoperto nel corso delle sue ricerche, un tipo di cellula adattabile a riprodurre qualunque parte del corpo umano: le Neocellule. Il riferimento alle ricerche sulle cellule staminali è più che evidente, e la problematica etica è una costante di tutto il film. Nel frattempo la guerra continua e il giovane Tetsuya, arruolatosi contro il volere del padre, è tra i caduti. Proprio mentre il corpo del giovane è consegnato alla famiglia un fulmine si abbatte nel brodo di coltura delle Neocellule, che fino a quel momento non avevano dato i risultati sperati, attivandole. Iniziano così a formarsi degli esseri apparentemente umani, contraddistinti però da una forza e, forse, un intelletto superiori. Inseguiti dall'esercito, i pochi sopravvissuti raggiungono un'antica fortezza militare dove erano in costruzioni migliaia di soldati robot. Nominatisi Neoroidi i fuggiaschi, guidati da Brai, iniziano una lunga guerra contro il genere umano, colpevole secondo loro di essersi arrogato il diritto di vita e di morte nei loro confronti, condannandoli a essere vittime delle scelte altrui.

Asuma, ormai preda di un delirio di onnipotenza, e del tutto indifferente alle conseguenze del suo gesto, prende il cadavere del figlio e lo immerge nel brodo di coltura, in una blasfema parodia del battesimo cristiano. Tetsuya risorge, ma il suo corpo non ha la forza di contenere uno sviluppo cellulare abnorme. Il giovane è quindi rinchiuso in una speciale tuta da combattimento e lasciato in sospensione nel brodo cellulare, affidato alle cure del padre della sua fidanzata, Luna. Per gli appassionati, in questa scena fa la sua fugace apparizione il mitico casco bianco indossato da Kyashan nell'anime. Liberato durante un attacco delle armate dei Neoroidi, il giovane inizia a sfruttare le doti del suo nuovo corpo insieme con quelle della tuta da combattimento. A poco a poco, avanzando in un mondo in cui la guerra si combatte ormai su più fronti, riuscirà a giungere alla roccaforte dei Neoroidi, per il conflitto finale con Brai e, soprattutto, con suo padre.

I temi portanti del film non sono facili da ridurre a poche righe, innanzi tutto è evidente la denuncia delle conseguenze di una manipolazione genetica fatta per il beneficio di pochi: è difatti la vecchia, stanca e malata nomenclatura di Eurasia che porta alla distruzione del villaggio dove vivono coloro che possiedono le Neocellule per usarne la popolazione come pezzi di ricambio. La guerra, in tutta la sua inutilità, ma anche nella sua più disturbante violenza, è resa in un bianco e nero sgranato, quasi da cinegiornale, senza però i filtri di una possibile censura, arrivando a presentare una booby-trap umana, che sarà poi la causa della prima morte di Tetsuya. C'è poi una parte religiosa, quando ci viene spiegato che finché la gente del villaggio credeva nel Dio Kyashan regnava la pace, ma nel momento in cui iniziò a dubitare del suo Dio, allora il timore dell'altro, la paura della sua diversità, scatenarono la guerra. È lì che Tetsuya prende il suo nuovo nome, assurgendo al ruolo di semidio per riportare la pace sulla terra.

La politica e i suoi sporchi giochi, fino al colpo di stato, sono l'atro fronte su cui si dipana la trama del film, con un Generalissimo che sembra un redivivo Chan Kai Shek, e un'iconografia da Neo-Soviet che copre le città di Eurasia (in una delle scene iniziali, con un po' di attenzione si distingue anche il Colosseo).

Eppure, nonostante la complessità, Kazuaki Kiriya riesce a dipanare la trama in maniera organica, svelando a poco a poco i vari misteri e portando a compimento il film in modo quasi perfetto, sebbene un paio di cose restino un po' sospese e risultino poco comprensibili, (ma spesso nel cinema e nell'animazione nipponica ci si dimentica che un grosso peso lo ha il fato), si esce dalla sala sicuramente soddisfatti, soprattutto perché, fin dall'inizio, i giochi di inquadrature, la grafica computerizzata, l'uso di una quasi totale bicromia, che varia secondo il tema raccontato e i dialoghi spesso fitti e tematicamente complessi, possono spaventare lo spettatore che spera in un action movie di fantascienza con tanti combattimenti stile Matrix. Ma non è questo lo spettatore cui il film si rivolge, e qui sta il pregio maggiore di Kiriya, sebbene a volte esageri un po' con le distorsioni visive e i citazionismi, soprattutto dell'Espressionismo tedesco: aver creato un mondo coerente e vivo che, pur nella sua complessità data dai tanti riferimenti culturali e filosofici, ha un'anima tutta sua, visibile e comprensibile. Quasi del tutto. Una nota di merito va sicuramente anche al cast, in particolare ai due protagonisti: Yusuke Iseia, credibile sia come il ribelle Tetsuya sia come Kyashan, e Toshiaki Karasawa, interprete di un Brai a volte fin troppo vivido e terrorizzante se paragonato, in certi suoi discorsi, ad alcuni leader contemporanei. Da elogiare infine anche il doppiaggio, diretto da Massimiliano Alto, veterano del mondo degli anime, ma perfettamente a suo agio nel curare la scelta delle voci per questo film che ha nei dialoghi i suoi passaggi più complessi.
Carlo Barlesi - 31/07/2006
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