| Rod Serling |
Di un personaggio del calibro di Rod Serling probabilmente è già stato detto tutto, ma approfittando dell'uscita dell'ultimo cofanetto dvd di "The Twilight Zone" - in Italia nota con il titolo assurdamente semplice ed infinitamente geniale di "Ai Confini della Realtà" - ed a ridosso del Telefilm Festival di Milano, è forse il caso di parlare ancora di un uomo che ha dato tutto se stesso al mondo della televisione.
Alla fine degli anni '50 gli argomenti che si potevano proporre in un film o un serial televisivo erano costantemente oggetto di verifiche da parte degli uffici censura delle varie emittenti televisive; non era tanto la morale a guidare le decisioni, quanto le pressioni degli sponsor, che rifiutavano di legare il proprio nome a programmi che presentassero anche una sola minima deviazione dallo status quo rappresentato dalla tipica famiglia americana. I drammi avrebbero sempre dovuto avere un lieto fine, una figlia ribelle sarebbe sempre ritornata a casa pentita e il cane avrebbe sempre avuto il suo cibo preferito nella ciotola… a patto che fosse quello dello sponsor.
Tutto ciò finché un giovane autore e sceneggiatore irruppe sulla scena portando con se nuove idee sul come fare una televisione che coniugasse la qualità agli ascolti con conseguente afflusso di sponsor: Rod Serling! Approdato alla sceneggiatura televisiva nel 1951, poco meno che trentenne, dopo una gavetta come autore radiofonico, nei suoi primi lavori è ancora alla ricerca di uno stile personale che possa adeguarsi anche alle scarse risorse tecniche di un'epoca in cui la fiction televisiva era ripresa rigorosamente in diretta. L'anno cardine nella carriera di Serling è il 1955; quando il 12 gennaio viene trasmesso "Patterns" ("I Giganti Uccidono"), storia di un giovane ambizioso (oggi diremmo rampante) che rimane travolto dallo spietato mondo di Wall Street, il successo è clamoroso.
In una sola serata mette d'accordo critica, pubblico e studi di produzione e si ritrova, quasi come il suo personaggio, a dover fare i conti con la parola successo e tutto ciò che essa comporta. "Patterns" frutta all'autore il suo primo Emmy Award e quello stesso anno 20 produzioni televisive portano la sua firma. Seguendo un percorso per certi versi simile a quello attuale, la TV americana di allora è affamata di storie nuove, capaci di far restare la gente in casa, così se da un lato iniziano ad emergere registi che troveranno la loro consacrazione sul grande schermo, dall'altro sono proprio i divi del cinema a prestare i loro volti alle produzioni televisive. Sarà uno di loro, Jack Palance a creare ad uno dei personaggi che più rafforzò la fama di Serling e ne fece comprendere l'alto valore stilistico delle sue storie: è lui, infatti, il protagonista di "Requiem for an Heavyweight" ("Una Faccia Piena di Pugni"), dramma imperniato sul declino di un pugile che, all'indomani del suo ritiro non può che scontrarsi con una società dove non c'è posto per chi nella vita non ha fatto altro che combattere su un ring. L'opera vinse ben cinque Emmy, confermando Serling come la nuova gallina dalle uova d'oro della televisione. A fare da contraltare al clamoroso successo sono però proprio le pressioni degli sponsor, che vogliono sì puntare su un nome ormai famoso e apprezzato, ma al tempo stesso impongono stravolgimenti ai suoi lavori tali così che questi non offendano i possibili consumatori, che l'autore si troverà costretto ad abbandonare il realismo per approdare sulle sponde di un genere che, allora come ora, era visto come qualcosa d'innocuo in quanto trattava di temi palesemente inverosimili: il fantastico.
Nacque così quella che ancora oggi è celebrata come la migliore serie antologica a tematica fantastica: "Ai Confini della Realtà". Ho usato il termine fantastico in quanto sarebbe riduttivo parlare di fantascienza, orrore o fantasy: la migliore definizione è data proprio dal titolo originale, "twilight zone" indica, infatti, la cosiddetta "zona del crepuscolo" cioè quel particolare momento in cui i piloti d'aereo vedono la linea del cielo e della terra unirsi fino a diventare indistinguibili. Anche il titolo italiano comunque rende molto bene l'idea di eventi che si svolgono proprio al confine tra quello che i sensi umani possono percepire e quello che si trova al di là di essi.
Affiancato da alcuni dei migliori scrittori del fantastico dell'epoca quali Charles Beaumont, Richard Matheson e Ray Bradbury - che scrisse un solo episodio ma può ritenersi nume tutelare della serie - Serling è comunque padre e padrone della serie, essendone non solo il produttore esecutivo, ma anche l'autore più prolifico (91 episodi su 156) e soprattutto l'anfitrione. Tutti gli episodi si aprono con una sua introduzione dei personaggi e si chiudono con un suo intervento spesso e volentieri dal tono moralizzatore, nel quale non è data spiegazione dei fatti accaduti, ma piuttosto un monito: essere troppo cattivi o troppo buoni, cinici o ingenui, troppo belli o troppo brutti e così via, ognuno di questi è un biglietto per i Confini della Realtà.
E spesso è un biglietto di sola andata.
Con uno stile narrativo piuttosto semplice ed immediato, studiato per raggiungere il suo scopo nei 25 minuti di durata degli episodi (solo nella quarta stagione fu raggiunta la durata di un'ora, ma fu un esperimento infelice) Serling ci mostra come a volte è la normalità a portarci a vivere eventi straordinari, altre volte invece qualcosa di veramente straordinario aiuta i protagonisti a ritrovare la serenità. Gli episodi di Serling sono tutti contraddistinti da una poesia di fondo che li rende immediatamente distinguibili dagli altri, e molti dei più conosciuti, anche da chi non sia fan della serie, portano la sua firma. Tra i tanti argomenti trattati da Serling uno in particolare sembra però ossessionarlo: il ritorno all'infanzia o comunque al paese natale, un luogo spesso ideale dove ritrovare la calma e la tranquillità del tempo che fu, forse per contrasto con la vita ormai frenetica di premiato autore televisivo. Gettatosi anima e corpo nella realizzazione di "The Twilight Zone", Serling ha quasi dato fondo alle sue energie e accoglie forse con sollievo la decisione della CBS, il network produttore della serie, di cancellarlo alla fine della quinta stagione. La chiusura della serie però non lo ferma, lo stesso anno (1964) vince il suo sesto Emmy e quello seguente è chiamato a presiedere la National Academy of Television Arts and Sciences, supervisionando tra l'altro proprio la cerimonia degli Emmy Awards.
Nei dieci anni successivi la sua vita artistica prosegue tra alti e bassi, le successive serie antologiche da lui realizzate non si avvicinano neanche lontanamente alla loro progenitrice, complici anche i sempre più rigidi direttori dei network, mentre sarà il cinema a dargli le maggiori soddisfazioni. Nel 1967 è chiamato dalla 20th Century Fox per sceneggiare quello che diventerà una pietra miliare tra i film di fantascienza: Planet of the Apes ("Il Pianeta delle Scimmie").
La vita di Serling si chiude drammaticamente il 28 giugno del 1975, a causa delle complicazioni sopraggiunte durante le dieci ore di intervento per l'impianto di un by-pass coronarico. Egli era convinto che la sua creatura più grande non avrebbe resistito all'usura del tempo, che il suo modo di raccontare sarebbe stato giudicato datato ed inadeguato dalle generazioni future. L'accoglienza data dal pubblico italiano ai cofanetti delle cinque stagioni della serie, pubblicati da DNC Entertainment e Dall'Angelo Pictures, dimostra il contrario: c'è ancora spazio per volare con la fantasia, ma dovremo essere noi ad insegnare a coloro che oggi vivono la loro adolescenza che basta aprire una porta per giungere…Ai Confini della Realtà.
Per chiudere, una nota di ringraziamento va ai curatori dell'edizione in dvd della serie. Molti degli episodi erano ancora inediti in Italia e quindi se ne è reso necessario il doppiaggio, chi mi legge da tempo sa quanto questo mi interessi particolarmente, ebbene il lavoro svolto è stato a mio giudizio eccezionale in quanto traduttori, adattatori e ovviamente doppiatori hanno fatto sì che la serie mantenesse la sua coerenza, con un linguaggio ed una recitazione "d'epoca".
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| Carlo Barlesi - 08/05/2007 |
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