Proiezioni Mentali

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(S)DOPPIAGGI E RIDOPPIAGGI
Indovina chi doppia
La parola doppiaggio, al pubblico italiano, evoca immediatamente almeno due nomi, anzi tre, divenuti simbolo di quest'arte rimasta a lungo misconosciuta (è, infatti, da poco più di un decennio che al termine di un film proiettato in sala appare il cartello che indica le voci italiane): Alberto Sordi, meravigliosa voce di Oliver Hardy, Ferruccio Amendola, per anni voce della triade (non calcistica, ovviamente) De Niro, Pacino, Stallone (ma anche co/creatore dell'indimenticato Nico Giraldi interpretato da Tomas Milian in decine di film) e Oreste Lionello, voce-clone di Woody Allen. Moltissimi sono però gli attori stranieri che devono parte del loro successo italiano alle voci dei nostri doppiatori. Voci che le nostre orecchie ricordano ed associano immediatamente al personaggio. Ora, grazie al DVD, è anche possibile fare un immediato confronto tra l'originale e il doppiato e se spesso le due voci sono quasi sovrapponibili per timbro ed inflessione, capita a volte di trovare voci totalmente antitetiche, specie in quei casi in cui la voce originale è al di fuori di certi canoni "estetici" tipici del Bel Paese. Raramente quindi le attrici americane sfoggiano una voce nasale o i loro colleghi maschi pesanti "accenti del Sud" (degli Stati Uniti ovviamente); in generale i film sono doppiati in un perfetto italiano, privo di accento (o quasi).

I puristi obiettano, a volte con ragione, che il dialogo originale è parte integrante del film in quanto è proprio il "recitato" più che la mimica, a dare lo spessore del personaggio e, quindi, a denotare la bravura o meno dell'attore. Il doppiaggio però non è una mera sovrapposizione vocale, è innanzi tutto recitazione. Doppiatori non ci s'improvvisa, ne tantomeno si nasce. Basta chiedere ad un qualunque professionista di questo mestiere e vi ricorderà che, come gli altri, viene prima di tutto dal Teatro. Comico, drammatico, classico o moderno, il teatro è il luogo di nascita deputato per chiunque voglia lavorare con la voce, perché è lì che s'impara a comunicare al pubblico le proprie emozioni o quelle del personaggio che si interpreta. L'approdo in massa al doppiaggio avviene verso la metà degli anni '70 del secolo scorso, quando con la nascita delle cooperative, e in coincidenza di un periodo di crisi dello spettacolo teatrale, il lavoro si svincola dagli studios cinematografici, permettendo così a numerosi giovani attori di guadagnarsi da vivere dedicandosi a questa nuova "arte".
Certo all'inizio fare il doppiatore non era propriamente un sogno per chi aveva dedicato anni della propria vita allo studio della recitazione, ma con il passare del tempo si iniziò a creare una "cultura" del doppiaggio, dove l'attore, proprio come sul palcoscenico, poteva lo stesso creare e dare un'anima al personaggio che vedeva proiettato sullo schermo; questo accadde con l'invasione dei cartoni animati giapponesi sulle emittenti televisive italiane. Vero è che il materiale arrivato nel nostro Paese nell'arco di 5/6 anni copriva decenni di produzione nipponica, e quindi molti doppiaggi furono fatti "un tanto al chilo" con gli stessi attori che doppiavano due o più personaggi, ma altrettanto vero è che vennero creati veri e propri capolavori e, contemporaneamente, veri e propri idoli del pubblico giovanile.

Senza l'ingombro di una "faccia famosa" da doppiare ma solo un disegno cui donare la vitalità di un essere umano, le sue emozioni, in modo tale da renderlo realistico, il lavoro dei doppiatori migliori fu una fucina di creatività. Le caratterizzazioni vocali dei personaggi di serie quali "Atlas UFO Robot" (UFO Robot Grendizer); "Lupin III" (Rupan Sansei) o "Daitan III" (Muteki Kojin Daiturn III) riecheggiano ancora nelle orecchie di chi con quei personaggi è cresciuto e successivamente ha provato lo strano effetto di ascoltare, ad esempio, Jeff Goldblum parlare con la voce di Actarus nel film "La Mosca" di Cronenberg. O sentire il "bagnino" David Hasselhoff sfoggiare una versione "seducente" di quella di Alcor. In generale le voci che ascoltavamo 20 anni fa in tv le abbiamo spesso e volentieri ritrovate al cinema e nei DVD. Ma forse questo durerà ancora per poco.

Immagino che la questione del ridoppiaggio di "C'Era una Volta in America" di Sergio Leone per l'edizione in DVD sia sfuggita a pochi, ma quanti sanno che anche film come "Superman", "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo", "Lo Squalo", addirittura "Duel", che avrà sì e no cinque dialoghi in tutto il film, e altri, sono stati ridoppiati per beneficiare, nell'edizione italiana, delle magnificenze del 5.1. Peccato che poi l'audio in lingua originale sia disponibile nel formato originale (generalmente un 2.0 Dolby Stereo; al massimo D. Surround) e nell'allettante 5.1, dimostrando quindi che è possibile partire dalla traccia originale, creata quando simili meraviglie della tecnica erano ancora di là da venire, per ottenere un audio "al passo coi tempi" e al tempo stesso dare la possibilità al purista di ascoltare il film con l'audio d'epoca. Lo stesso discorso vale quindi per la traccia italiana: il doppiaggio è e rimane un pezzo di storia, snaturarlo in un formato diverso da quello dell'epoca va bene solo e soltanto quando si renda disponibile anche l'originale. Se poi per ottenere questi risultati, invece di partire dalla traccia audio storica, se ne crea una del tutto nuova, con voci ed adattamento diversi (magari più fedeli, ma in ogni caso diversi), allora si commette un vero e proprio crimine. Innanzitutto contro chi 15, 20 o 30 anni fa ha lavorato su quel film, creandone la versione italiana: traduttori, adattatori, direttori del doppiaggio, tecnici e soprattutto doppiatori. Il modo di doppiare è cambiato, sono cambiati gli strumenti e le tecniche, oggi si assiste ad un doppiaggio più tecnico, forse meno enfatico, ma in un certo qual modo più preciso e forse rispettoso dell'originale. Allora si doppiava quasi più con l'anima che con la voce soltanto, la perfetta sincronicità con l'originale non era il culmine del lavoro, ma solo una parte. Ovviamente non voglio svilire il lavoro dei doppiatori di oggi, tra i quali se ne trovano alcuni di indubbio valore, come ad esempio Pino Insegno, insospettabile voce della tigre dai denti a sciabola né "L'Era Glaciale" e di Viggo Mortrensen/Aragorn nella Trilogia de "Il Signore degli Anelli", ma soltanto rilevare come il modo di doppiare sia figlio in primo luogo della recitazione originale (a sua volta storicamente identificabile: Johnny Depp non recita come faceva Cary Grant, la sensualità di Jennifer Lopez è ben diversa da quella di Ava Gardner) cui va associata la sensibilità del doppiatore, figlia anch'essa del tempo e delle mode. Capita così che una voce storica come quella di Roberto Chevalier, doppiatore di Tom Cruise e da quest'ultimo enormemente ammirato per il suo lavoro, sia scaricato dalla 20th Century Fox per il doppiaggio de "La Guerra dei Mondi" in quanto, sostengono alla dirigenza della major, la differenza di età tra i due è ormai troppa. La Fox ha puntato così tanto i piedi che neanche Cruise stesso è riuscito a far recedere i suoi dirigenti da questa decisione. Risultato: ora Cruise ha in italiano una voce non solo diversa, ma decisamente meno bella di quella di Chevalier. Che comunque avrebbe potuto continuare a doppiarlo per altri 10 anni, avendo una voce ancora giovanile e duttile.

Non è questo il solo problema che deve affrontare il mondo del doppiaggio italiano: ci sono anche quelli che io chiamo (s)doppiaggi, in altre parole l'uso di personaggi famosi nel doppiaggio di film, specialmente quelli di animazione digitale, ad imitazione di ciò che avviene in America, dove però usano attori famosi e non subrettine, comicucoli e cialtroni vari come da noi. Con tutto il rispetto di chi lavora nel mondo dello spettacolo, il doppiaggio non è qualcosa che si improvvisa, portando davanti al leggio il primo famosetto che capita. Ovviamente ci sono le eccezioni, per questo può essere divertente ascoltare una voce famosa prestarsi a doppiare un cartoon, ma personalmente che ciò debba rientrare nei canoni del cameo. Prendiamo il nuovo film Disney "Cars", in cui alcuni personaggi avranno le voci di Zanardi, Trulli, Fisichella e Shumacher! Non ne bastava uno solo? Si è invece preferito inzeppare il doppiaggio di personaggi sicuramente riconoscibili e abili nei circuiti di gara, dotati inoltre di grande ironia e, nel caso di Zanardi, di una forza e un coraggio incontestabili, ma sulle cui capacità recitative mi permetto di esprimere qualche dubbio.

Bene invece ha fatto la RAI a reclutare attori come Leo Gullotta, Catherine Spaak, Elio Pandolfi, Orso Maria Guerrini e altri per doppiare una serie di cartoni animati ispirate alle fiabe russe e prodotte con la supervisione di Michail Barisnikov. Da sempre la fiaba russa è stata utilizzata per la trasposizione in animazione e questa nuova serie, ora in onda su RAITre dimostra ancora una volta la qualità dell'animazione dell'est europeo…e quella del doppiaggio italiano, fatto con attori veri.

In Italia fino a pochi anni fa il cartone animato era considerato per bambini, eppure spesso e volentieri si fregiava di voci, traduzioni ed adattamenti di tutto rispetto. Ora che è stato sdoganato come prodotto di intrattenimento per tutti, è stato nuovamente suddiviso in categorie: digitale uguale bambini e tradizionale uguale adulti. I bambini si trovano quindi spesso di fronte a doppiaggi che non solo qualitativamente all'altezza della loro necessità di crescere. L'inflessione dialettale è sempre bene accetta, aumenta lo spessore del personaggio, ma non deve essere insistita, ridondante, limitandosi ad accentuare una particolare situazione. In generale, soprattutto i film specificamente per ragazzi andrebbero curati e doppiati con maggiore attenzione.

Altrimenti ci ritroveremo con una generazione che parla peggio di Muccino e Asia Argento!
Carlo barlesi - 09/08/2006
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